The Phenomenology of Being

The Phenomenology of Being (La Fenomenologia dell’Essere) Is the work realized for the collective namesake exhibition at the S.Antonio’s Oratory in 2014 (Perugia, IT). The 8 portraits represent the embodiment of feelings and sensations, tenuous and powerful, related to personal memories expressed in the poems that accompany each image.
 

Photography, digital painting and body painting.

Il Disagio

Ad ogni modo non importa quanto tu cerchi di rimboccarti le coperte sforzandoti di pensare a quando tua madre, da piccola, ti metteva a letto benedicendoti col bacio della buonanotte. Tanto quell’urlo rintanato nella pancia ti salirà su piano piano, facendoti contorcere fra le lenzuola immacolate. Inizia partendo direttamente dallo stomaco saltando l’intestino, e giunto alla bocca di questo esplode come una parolaccia sputata con veemenza davanti alla commissione, mentre la sua crudeltà ti lacera tutto il petto. Mi pare chiara, quindi, la tua incredulità nel ritrovarti impalata in una posa disgustosamente impettita, come una maschera di cera, compostamente adagiata sui cuscini di pizzo messi lì apposta da tua madre mentre il tuo volto è ridotto a un buco nero di strazio e, rispettosa della presenza altrui, te ne stai lì a morire educatamente.

La Delusione

Ho sempre odiato l’istante esatto in cui infine realizzi la grande menzogna che ha riempito quelle ore e quei giorni di gloria con sorrisi e sguardi infami. L’istante in cui quei buffoni si stufano di giocare e si rimettono il cappello a sonagli che avevano accuratamente posato sul tavolino dell’ingresso, accanto alla bomboniera coi confetti, entrando in casa tua. Ho sempre odiato quell’istante esatto in cui ti ritrovi abitualmente inaspettatamente amareggiata mentre gli apri la porta e loro se ne vanno col loro panciotto da quattro soldi ancora tutto sporco delle briciole della scorpacciata domenicale e, per di più, senza nemmeno salutarti.

Il Ricordo

Ogni volta che ci ripenso mi sale alla testa quell’indegno sentimento d’ingiustizia che mi fa vergognare così tanto da odiarmi per averlo ricordato. E di nuovo rimango attonita e ammutolita nel mio patetico imbarazzo, incapace di trovare una spiegazione a quell’ignobile fattaccio. Allora non mi resta che nascondermi dietro alla sottana della pudicizia cercando di far tornare giù quel maledetto ricordo, tossendo sangue mentre deglutisco in fretta.

Il Senso di Colpa

Dio santo e pensare che successe tanto tempo fa…ma cosa poi? Nemmeno potrei dirlo, però qualcosa ci fu, perché tutt’oggi mi capita di mordermi i gomiti proprio quando mi pare di aver riposto le braccia dietro la schiena con le mani incrociate, in segno d’ubbidienza. Vi giuro che non è colpa mia, non sono stata io e se lo feci (ma cosa?!) non era mia intenzione. Scusate, scusatemi tanto sono pentita ora lasciatemi in pace! Niente, non vi è perdono per quelle azioni riprovevoli, per quelle parole cattive. Allora vi prego, datemi una dannata croce da potermi portare sul groppo tutta la vita.

L’Apparenza

Ecco, guardatemi tutti quanto sono bella, non vedete? Dovete ammettere che sono perfettamente riuscita a nascondermi dietro ad un volto raggiante! Coraggio, sono o non sono la più bella del Reame? Diciamoci la verità, non potreste mai immaginare chi sono, guardate e basta. Ammirate gli occhi, le labbra, i capelli, le dita e tutto il mio involucro. Chi vuol scagliare il primo complimento? Mettetevi in fila, solo un’occhiata veloce senza soffermarsi sulla mia inadeguatezza, insicurezza, mediocrità, stoltezza, malinconia, solitudine. Ecco, inizia la sfilata!

L’Abbandono

A quel punto entrai in casa mi sprofondai nel letto e passai i primi quindici minuti a distruggermi l’anima. Piansi tutta me stessa, gli occhi la bocca le mani le braccia e il petto, finché non ci sentii più. Poi, dopo essermi consumata per bene l’ultimo pezzetto di nervo, la mia pelle si rilassò al piacere del nulla. Allora il mio corpo uscì sulla veranda e si sedette a guardare un po’ le stelle e un po’ il viottolo davanti casa, e a mano a mano che lui non tornava finalmente mi riappacificai con la sublime dolcezza della solitudine, e i miei occhi si prepararono al lento godimento dello stato d’essere a me connaturato: L’Abbandono.

Il Sogno

Oddio guarda quanto mi piace sorprendermi così in bilico, da quassù si può vedere tutto il panorama della mia mente! Poi vedi quel punto la in fondo? Quello ci ho messo un sacco di tempo ad inventarmelo. L’ho voluto sostituire a quello originale, era troppo triste. Invece vedi questo com’e bello? In realtà ho ricostruito tutto io, non lo dico mai perché poi la gente pensa che mi sia montata la testa. Però ecco, il punto e che dopo aver smontato il primo pezzetto e aver visto quanto era semplice mi sono detta: “ma chi me lo fa fare di vivere così?”, allora ho cambiato tutto. Alcuni passaggi ho dovuto abbatterli definitivamente, ma nell’insieme non ci si fa caso. Potrei stare qui a contemplare per ore. Lo so che devo andare, ma non c’e modo di staccarsi. Mi dico “ancora cinque minuti, ancora dieci, ancora venti”, e così capita che passino mesi…

La Vittoria

D’altronde tutti voi sapevate che sarebbe arrivato il momento in cui la vostra ignoranza spavalda sarebbe capitolata sotto il pugnale dorato che tenevo nascosto, con lungimiranza, sotto il mio abito di stracci. Naturalmente durante i lunghi anni della vostra tirannia ho forgiato la mia arma con i vostri insulti, pregiudizi, lapidazioni, tradimenti, falsi processi, accuse, baci di Giuda, scuse ingiustificabili, chiacchiere da quattro soldi, false promesse, “ti amo”, cosicché mi è stato finalmente possibile mettere fine alla dittatura del vostro popolino di idioti governanti e consiglieri deformi alla quale, peraltro, ho sottostato così a lungo solo per concedervi la grazia di credervi qualcuno, spinta dall’enorme pena che la vostra triste esistenza mi suscitava.